IL PROGETTO DOLOMITITERAPIA

04.12.2017 10:43

Il progetto “Dolomititerapia”, unico nel suo genere, si inserisce nel macroprogetto della cura delle malattie croniche gestito dall’Azienda Sanitaria e considera l’attività fisica non certo sostitutiva, bensì come importante integratore di qualsiasi terapia farmacologica e fisioterapica. Per conoscere più da vicino questo tipo di programma, ne parliamo con la Presidente LIFC, Angela Trenti, lei stessa partecipe dell’iniziativa.
D: Presidente, cosa distingue questo progetto dalla comune attività sportiva in quota che può essere intrapresa da una persona con fibrosi cistica?
R: ​Dobbiamo subito chiarire che questo è un progetto nuovo sul quale si sta ancora studiando e lavorando. L'idea sarebbe quella di individuare dei parametri che consentano di porre delle basi scientifiche al progetto. Non c'è ancora un impianto definitivo.  I pazienti di Trento sono i primi a fare questo tipo di ​sperimentazione volta al recupero funzionale respiratorio e muscolare in quota.
D: Quali sono i soggetti coinvolti nel progetto?
R: Innanzitutto i pazienti​ stessi​, che vengono affiancati da professionisti della montagna preparati per questa attività. ​Un paio di anni fa, ad  Arco​, si è svolto​ un primo evento avente per tema” Fibrosi Cistica Sport e trapianto”, nel corso del quale una trentina di ragazzi e bambini con FC​ hanno scalato grazie all'aiuto di ​guide alpine. ​Nella stessa occasione, inoltre, una sessantina di ragazzi e bambini con FC hanno fatto un’escursione con guide alpine e “accompagnatori di media montagna”, affiancati da associati di LIFC. ​E al termine dell’evento, si è tenuto un dibattito sull’importante tema del trapianto. Un secondo incontro si è svolto quest’ estate con un’escursione al Rifugio Segantini assieme ad alcuni studenti di Medicina.
D: Il percorso individuale del paziente con FC in che modo viene predisposto? Attraverso dei test?
R: Sì, nel convegno di Moena si è aperta la partecipazione a pazienti con FC attraverso test preliminari. Attraverso questi, il singolo soggetto può aderire al programma con maggiore sicurezza, per sé e per il proprio accompagnatore.
Grazie all’allenamento con la Guida e seguendo opportuni protocolli, è possibile recuperare in funzionalità respiratoria e funzionalità muscolare, con una positiva ricaduta sul benessere immediato.
D: Gli accompagnatori sono, dunque, persone preparate appositamente?
R: Sì. Dopo un anno di sperimentazione, si è valutata l’opportunità  di inserire, oltre alle guide alpine, altre figure professionali per poter segmentare in maniera più organica l’offerta e dare un nuovo slancio alle iniziative proposte.Così si sono svolti degli incontri presso il reparto di  Pediatria dell'Ospedale di Rovereto, dove sono stati invitati i rappresentanti di “Accompagnatori di Media Montagna” e dell'Associazione “SportAbili”. In questo modo è subentrata a livello di collaborazione  anche la Scuola di Addestramento Alpino della Polizia di Stato di Moena.
Grazie al coinvolgimento di queste importanti figure, si sono potuti individuare dei percorsi adatti alla riabilitazione e all'allenamento/terapia continuativa del singolo paziente con FC, costituendo così un primo pannello di offerta per coloro che, in futuro, desiderino vivere l’emozione di un soggiorno in montagna, sia a quote medie che a quote più elevate e con diversi gradi di difficoltà.
D: Questo progetto è specifico per la fibrosi cistica o potrebbe essere preso in considerazione anche per contrastare altri tipi di patologie?
R: Certamente può essere efficace anche per altre malattie croniche compatibili e sempre con lo stesso obiettivo, migliorare, cioè, lo stato di salute di chi ne è affetto, lavorare su muscoli e respirazione con una positiva ricaduta sul benessere immediato, ma anche in vista di eventuali percorsi ospedalieri più severi.
D: In conclusione, per usare una metafora, possiamo affermare che questo progetto, parallelamente alla ricerca e alle terapie mediche, rappresenta un’ulteriore sfida per la conquista della cima più alta, ovvero la cura risolutiva della patologia. E’ così?
R: Direi proprio di sì. Inoltre la montagna concilia la fatica della salita con la ricerca di un orizzonte nel quale intravedere i propri sogni e la realizzazione delle proprie speranze. Questo è il fascino e, in fondo, anche la scommessa del progetto stesso.

Il sogno, un tema ricorrente nei nostri appuntamenti con la LIFC. E noi, che amiamo sognare, vogliamo credere a questa scommessa e sostenerla con forza nel modo a noi più congeniale, attraverso la musica e il coinvolgimento di chi vorrà condividere con noi questo momento.

Daniela Carloni